07 luglio 2008

Non c’è più nessuno per protestare

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Dicono che la legge è fatta per dare ai bambini un’identità che non hanno, per verificare se vanno a scuola, hanno case decenti, son sfruttati. Ma i bambini sfruttati e non scolarizzati in Italia sono ben più numerosi dei Rom, e questo conferma la discriminazione negativa di un’etnia (sono selettivi anche alcuni termini: commissario per la questione Rom, emergenza-Rom). Conferma una visione del male che non insorge perché società e istituzioni barcollano, o l’integrazione fallisce. Il male comincia nel genetico, nel corpo del bambino. Tanto più se diverso: Rom, musulmano, povero.

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I cittadini alle prese con lo spavento sono comprensibili. Ma la civiltà ha sue ragioni, che l’individuo impaurito non conosce o sottovaluta. Sono ragioni che riguardano anche lui. Il pastore Martin Niemoeller lo rammenta, in una poesia scritta a Sachsenhausen e Dachau, oggi esposta in un manifesto nelle vie di Roma. All’inizio deportano gli zingari, e tu taci. Poi gli ebrei, i sindacalisti, e sempre taci. Alla fine vengono per prender te. Non c’è più nessuno per protestare.

Barbara Spinelli, La Stampa - Domenica 6 Luglio 2008
Editoriale completo

29 giugno 2008

Siamo qui ad aspettarvi

Amici siamo dalla vostra parte,
ma se cambaite idea,
siamo qui che vi aspettiamo!!!

Le amiche etero




Uno dei migliori cartelli del bellissimo Bologna Pride 2008 (a giudicare dall'aria delle nostre amiche a fine corteo, non sono stati molti a cambiare idea).

21 giugno 2008

Il gioco dell'Italia mi scandalizza

Siamo nel 2008 e ognuno gioca un po' come vuole, ma il calcio della nazionale italiana di calcio mi scandalizza.
Sì perché sono cresciuto credendo nei valori dello sport e del bel calcio e tutto questo mi sembra roba molto strana.
Per questo domani tiferò Spagna.

Poteva essere cielo. Con molti dubbi, però.

Abitava nel quartiere Jeanne d'Arc, un isolotto nella zona sud di Parigi così insalubre da non crederci.
Un labirinto di budelli mal pavimentati o sterrati, dove serpeggiava una strada centrale che puzzava da vomitare. Sugli illusori marciapiedi s'allineavano perennemente vecchi fusti metallici per carburi, pattumiere mai svuotate straboccanti d'immondizia e assediate da cani, gatti e topi, fraternamente uniti nella ricerca di cibo. Le case, molte delle quali puntellate da grosse travi catramate, erano in tale stato di decomposizione da rasentare il crimine.
L'odore che mi circondava era un misto di verdura marcia, latrine otturate e cimici schiacciate. Alzando gli occhi, da una bassa volta non più in grado di unire due edifici, si vedevano: finestre prive di imposte, con i vetri rotti rimpiazzati da pezzi di cartone o brandelli di manifesti strappati nelle vicinanze; tubi di stufa che uscivano da aperture nere di fuliggine; biancheria stesa sulle sbarre di protezione che cercava di asciugarsi lontano da ogni raggio di sole, indumenti lavati alla meno peggio che s'impregnavano di ogni sorta di polvere; e infine, più in alto, qualcosa che assomigliava a un enorme coperchio grigio e che poteva essere il clielo.
Con molti dubbi, però.

Léo Malet, Il sole non è per noi - Trilogie Noir (1943)

25 settembre 2007

Quando si dice famiglia

Anna Bravo
da "La Repubblica", 4 Luglio 2006

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Fra tanto parlare di famiglia, i diritti dell'individuo scolorano, e non solo sulle grandi questioni teorico-politiche, ma nella quotidianità.
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A me sembra addirittura che verso la famiglia ci sia un atteggiamento protettivo-reverenziale, almeno su alcuni terreni. Penso ai crimini familiari, dall'omicidio alle percosse, e al loro trattamento mediatico: quasi ignorato il tma della responsabilità personale, si chiamano in causa il cosiddetto raptus di follia e/o la società atomizzata, sorda alle difficoltà altrui; quasi mai la famiglia, nonostante il suo corredo durevole di aggressività e frustrazioni.
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La rivalità può eserci, perchè no; le nuove unioni ampliano le opportunità di scelta e i possibili contraenti, forse logorano l'appeal già vacillante del matrimonio. Ma in che modo un Pacs potrebbe concretamente danneggiare una famiglia? In che modo, se non con misure restrittive a intrusive, una legge potrebbe disincentivare un processo che è essenzialmente culturale?
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Fra gli amici delle unioni eterodosse, mi sembra che ci sia il problema opposto dell'autolimitazione preventiva. E dunque sarebbe bene tenere a mente una verità sperimentata dalle donne: affrettarsi a mediare con le proprie convinzioni prima ancora di studiare una mediazione con quelle altrui, non aiuta, finisce anzi per farci arrivare al confronto già rimpiccioliti e indeboliti.